RIFLESSIONI

MODIFICHE AL PGT - AREE CON ASSETTO DA MODIFICARE (R4)
di Roberto Corti - 5 gennaio 2011

La normativa relativa a queste aree è piuttosto approssimativa e lascia spazio alla realizzazione, anche su piccoli lotti, di tipologie edilizie completamente differenti da quelle esistenti nello stesso contesto in cui esse sono inserite. L’ubicazione ed individuazione di tali aree è quanto mai singolare in quanto nello stesso azzonamento R4 vengono inserite costruzioni esistenti sia degradate che recentemente ristrutturate, sia tipo residenziale che di tipo terziario o produttivo con attività artigianali o industriali ancora in corso o dismesse. Non essendo inserito nelle norme nessun vincolo alla realizzazione simultanea dell’intervento (o almeno all’approvazione del progetto complessivo), sostanzialmente avverrà che ogni proprietario agirà singolarmente ed in modo autonomo con la realizzazione di tipologie residenziali le piú disparate possibili senza un disegno organico dell’intervento che possa prevedere anche il recupero di spazi pubblici per parcheggi o verde e sostanzialmente, venendo completamente a mancare il ridisegno urbanistico di queste aree che è alla base della definizione delle stesse come azzonamento R4. L’obiettivo deve essere quello di favorire il loro recupero ma in modo organico e non in modo disordinato come le norme attuali permettono. Addirittura alcune di queste hanno estensione paragonabile a quelle “Soggette a permesse di costruire convenzionato” per le quali, le norme prevedono un minimo di indicazione relativamente agli obblighi verso la collettività ma, nel caso delle R4 nessuna di queste indicazioni è presente. Inoltre, l’assenza di una chiara indicazione dell’altezza massima realizzabile e la possibilità di spostare su di esse delle volumetrie recuperabili su altre aree, di fatto permette la possibilità di ubicare grandi volumetrie che non potranno che svilupparsi in altezza anche in ambiti caratterizzati da altezze dei fabbricati vicini di due o tre piani. La richiesta è quindi, quella di rivedere completamente tale normativa, inserendo norme (obbligo di progetto unitario, indicazione degli obiettivi pubblici, limitazioni su altezze, etc.) che favoriscano lo sviluppo ed il ridisegno armonico ed organico dei quartieri in cui tali aree sono inserite. Andando ad analizzare le singolo aree è anzi possibile dedurre che nella loro individuazione sia stato favorito un approccio speculativo volto alla valorizzazione di tali aree da un punto vista commerciale piuttosto che la loro valorizzazione urbanistica che possa anche prevedere una minima utilità pubblica, che ogni processo di stesura e/o modifica di un PGT dovrebbe sempre avere presente come riferimento. Oltre alla verifica della normativa è opportuno effettuare parallelamente una verifica puntuale di tali aree controllando se e come esse si inseriscono in modo organico nel contesto in cui sono inserite e se non generano problemi di natura sociale ed occupazionale. A tale proposito si riportano alcuni esempi relativi a casi eclatanti che richiedono una seria revisione di quanto previsto nel PGT in vigore.

AREA IN VIA FERRAVILLA IN CUI È UBICATA LA DITTA KOVER

Quest’area è stata piú volte segnalata come problematica durante la discussione sul PGT in quanto veniva previsto (e poi è stato approvato definitivamente) un cambio di destinazione d’uso da industriale a residenziale su una vasta area con capannoni industriali esistenti ed in buono stato di conservazione in cui da pochi anni si era insediata una ditta (Kover); è purtroppo notizia di questi giorni come quello allora teorizzato si sia tragicamente realizzato, in quanto la proprietà ha mandato lettera di sfratto all’industria insediatasi, in quanto vuole “far fruttare” il suo bene realizzando abitazioni. Tale richiesta si scontra pesantemente con il serio rischio di far fallire una realtà industriale che nell’attuale periodo di crisi non potrebbe sorreggere un trasloco dopo i pesanti investimenti effettuati, mettendo a rischio il lavoro di circa 35 persone. Le considerazioni in merito al suo inserimento in una zona residenziale sono insufficienti per giustificare la sua trasformazione in residenziale in quanto attività industriali sono state sempre presenti in loco e non hanno mai portato a lamentele dei residenti anche perché sono previste delle abbondanti aree di verde pubblico che fanno da “cuscinetto” tra i capannoni e le residenze. Chi scrive ne è testimone diretto in quanto ha abitato a 200 metri di distanza in linea d’aria fino ad un anno fa. Per tale Area deve assolutamente essere previsto il ritorno alla destinazione d’uso industriale salvaguardando l’aspetto occupazionale e l’azienda insediata.

AREE CENTRALI VIA BORGHETTO VIA GARIBALDI

Le aree riportate sotto con foto satellitare e cerchiate in rosso sono centrali (quindi possono godere di un indice d’edificabilità elevato) ed inserite in un contesto abbastanza particolare fatto anche di ville storiche con ampi parchi. Sono inoltre, benché in piccola parte abbandonate in attesa di una loro futura edificazione, uno dei pochi polmoni verdi centrali o possibili aree di recupero di spazi pubblici (verde e parcheggi) oggi disponibili in centro. Il loro recupero deve essere quindi oggetto di una forte attenzione pubblica e non può essere realizzato unicamente dall’operatore che avrebbe come unica finalità la massimizzazione della resa economica. Inoltre, in questa come in tutte le aree R4, l’assenza di limiti sull’altezza potrebbe portare alla realizzazioni di tipologie edilizie poco inseribili nel contesto.

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AREE A SAN GIORGIO

Queste aree sono indicative di quanto riportato all’inizio, in quanto insistono nello stesso azzonamento edifici completamente finiti e ben inseriti nel contesto del quartiere con aree piú degradate che necessitano interventi di recupero ma che porteranno alla realizzazione di tipologie edilizie non in sintonia con quanto oggi presente, ovvero case basse principalmente di uno o due piani fuori terra tipiche del quartiere. Non bisogna poi dimenticare che tale area insiste in massima parte sulla SS 36 che è una arteria con grandi volumi di traffico ed è quindi opportuno che in essa si realizzino ampie zone piantumate di mitigazione del rumore ed inquinamento per tutela delle residenze attuali e di quelle future. Anche per la seconda area presente a san Giorgio l’unico edificio che sembrerebbe necessitare di un possibile recupero (previa verifica dell’assenza di attività produttive od artigianali) è il capannone visibile nella foto satellitare. Le altre abitazioni presenti sono tutte costituite da edifici tra uno e tre piani con una chiara e ben definita tipologia edilizia che è ben inserita nel contesto del quartiere. È evidente la necessità di una rivisitazione di tali interventi dando indicazioni piú chiare e definite in modo che l’operatore possa realizzare un intervento piú conforme a quanto esistente e piú rispondente alle necessità del quartiere che è stato comunque oggetto di una significativa crescita negli ultimi anni e che nel PGT in vigore prevede una ulteriore espansione non accompagnata da previsioni di potenziamento dei servizi. Si potrebbe continuare a fare una analisi puntuale delle altre aree R4 previste nel PGT ma credo che non sia necessario in quanto i commenti si ripeterebbero. Tutte le aree R4, oltre ad una modifica generale delle norme tecniche necessitano di una verifica puntuale in merito alla loro ubicazione, azzonamento, tipologie edilizie, volumetrie realizzabili e spazi di utilità pubblica necessari e recuperabili in loco al servizio del quartiere.

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IL BILANCIO CONSUNTIVO 2009
di Lucrezia Ricchiuti (intervento in consiglio comunale, 13 maggio 2010)

Il bilancio consuntivo del 2009 mette in evidenza alcune questioni che vanno risolte al più presto affinché il nostro comune non si trovi a breve nella difficile situazione di dissesto finanziario. È fuor di dubbio che la spesa corrente continua ad aumentare e che lo sbilancio fra le entrate correnti e le uscite correnti ha superato di molto il milione di euro.
Il trend è negativo e non sono stati messi in atto, nelle passate legislature, correttivi per ridurre la spesa, il cui aumento è stato finanziato dalla quota di oneri di urbanizzazione che è via via aumentata per arrivare a oltre il 70% nel 2010.

Sul fronte delle entrate l’unica decisione politica presa dalla passata amministrazione per aumentare le entrate è stata la lotta all’evasione ICI, affidando ad un’impresa esterna la costituzione della banca dati, del catasto e dei pre-accertamenti. A tutt’oggi le entrate derivate dagli accertamenti sono in grande misura inferiori agli aggi riconosciuti alla società affidataria e se mettiamo nel conto il costo dell’operazione “catasto” che è costata oltre 500.000 euro, siamo nettamente in perdita.
Per quanto riguarda l’aggiornamento della banca dati, la situazione è veramente seria in quanto ad oggi mi risulta che le variazioni ICI non vengono inserite dagli uffici competenti per mancanza di personale; la sovrapposizione del PGT al PRG non è stata ancora fatta e nessun proprietario di aree che hanno subito una modificazione di destinazione è stato avvisato di tale modificazione (che ricordo comporta una variazione dell’aliquota ICI). Quindi possiamo realisticamente affermare che ad oggi la banca dati a disposizione del comune non è aggiornata con la conseguenza dello stop alla possibilità di ulteriori accertamenti. Chiedo quindi che l’assessore si faccia carico di individuare una figura terza che faccia chiarezza definitivamente sulla vicenda degli accertamenti e sul rispetto della convenzione stipulata con la società appaltatrice e nel caso si configurasse un danno per l’ente locale di predisporre gli atti conseguenti.

Per quanto riguarda altre possibili entrate che non siano quelle tributarie, la passata amministrazione non si è attivata per partecipare a nessun bando regionale o europeo, se non quello per il commercio giusto perché la campagna elettorale era alle porte) come invece è successo in altri comuni.
Ricordo che ai due bandi regionali precedenti il nostro comune non ha partecipato. Faccio presente che comuni a noi confinanti hanno incassato milioni di euro per la riqualificazione di interi quartieri e che hanno previsto anche nel bilancio di previsione 2010 altri svariati milioni per tali riqualificazioni. Noi invece abbiamo stornato dal bilancio, cioè perso, oltre 160.000 euro di finanziamento per il progetto equal-opportunity e qualcuno stasera dovrebbe spiegarci come mai.

Sul fronte della spesa non esiste nessun tipo di controllo. Nessun controllo sugli appalti che la nostra partecipata al 100% GSD stipula senza gare pubbliche con società private; nessun controllo sulle assunzioni di parenti o amici nelle nostre partecipate; nessun controllo sui prezzi che paghiamo per le manutenzioni effettuate per conto del comune sempre dalla GSD; nessun controllo su come mai i subappalti del nostro comune sono affidati sempre agli stessi nomi; non si capisce, per esempio, perché dobbiamo spendere oltre 110.000 euro per affidare alla Croce Rossa il trasporto dei cittadini che hanno necessità di essere accompagnati per delle terapie, quando lo potrebbe tranquillamente fare l’associazione auto-amica a meno di un terzo della spesa da noi effettuata; ci piacerebbe per esempio che l’assessore al bilancio controllasse i costi, che si aggirano intorno a svariati milioni di euro che abbiamo speso fino ad oggi per mettere a norma il capannone al polo tecnologico: qualcuno ha controllato la convenzione? Qualcuno sta controllando come mai un capannone che doveva essere gratis ci è costato fino ad oggi oltre 3.500.000 euro? Perché i servizi sociali non hanno la password per accedere alla banca dati dell’agenzia delle entrate e verificare quindi se chi chiede esenzioni o altro ne abbia i titoli?

Questi sono solo alcuni esempi di come con un controllo di gestione accurato si potrebbero risparmiare centinaia di migliaia di euro. Credo che il nuovo assessore al bilancio questo dovrebbe fare: un’attenta ed accurata analisi dei costi dei servizi erogati dal comune e per quanto riguarda gli affidamenti in house verificare se sono stati un risparmio per i cittadini o un aggravio di spesa. Nello specifico credo sia passata inosservata la nota del collegio dei revisori a pag. 21 della loro relazione. I revisori fanno riferimento al parere della corte dei conti n. 193 del 5 maggio 2009. In sostanza la corte dei conti ricorda che quando l’ente pubblico partecipa a delle società e affida in house servizi che non intende fare direttamente, il costo del personale dovrebbe tenere conto anche dei dipendenti che fanno capo alle società partecipate e che l’ente locale deve sempre verificare se l’affidamento in house è conveniente oppure no e se non lo è deve provvedere diversamente. Ecco, in questo comune chi fa questi conti, queste analisi? Per esempio l’esternalizzazione dei servizi cimiteriali: chi controlla le tariffe che vengono applicate per i vari servizi? Chi controlla se effettivamente il costo per la raccolta rifiuti è effettivamente un prezzo di mercato? Chi controlla insomma che le esternalizzazioni sono state un minor costo per il comune e per il cittadino? Credo di poter dire: nessuno!

Voglio spendere poi due parole sulla questione del personale. Spero che nel 2010 sia l’anno in cui tutte le figure dirigenziali del nostro comune siano occupate. Dal momento che probabilmente in alcuni settori ci sarà bisogno di fare dei concorsi per livelli dirigenziali, spero che uno dei requisiti e delle competenze richieste sia la capacità a seguito di esperienze consolidate, di elaborazione di progetti, anche complessi per la partecipazione a bandi regionali ed internazionali. Non è accettabile che in un comune grande come il nostro, non esistano figure professionali che siano in grado di partecipare nemmeno ad un bando regionale. Per quanto riguarda il resto del personale credo che debba essere fatta un’attenta analisi del personale occupato, stabilire quali siano i settori che l’amministrazione ritiene strategici per i suoi obiettivi e potenziare o depotenziare di conseguenza i vari settori. Per fare questo bisogna investire in formazione e stabilire un rapporto collaborativo con le organizzazioni sindacali e non conflittuale.
Gli ultimi provvedimenti adottati, vedi la delibera di giunta 131, non vanno certo in questa direzione, come del resto il contenzioso per il premio di produttività del 2009, che deve essere assolutamente risolto obbligando il responsabile del personale a produrre la documentazione richiesta dal Collegio dei Revisori. Un’amministrazione ambiziosa non può permettersi di avere il personale dipendente demotivato e poco collaborativo, pena il suo fallimento.


L'APPROVAZIONE DEL PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO
di Lucrezia Ricchiuti (intervento in consiglio comunale, 21 aprile 2009)

La prima cosa che ho voluto verificare è se effettivamente gli indirizzi votati in questo consiglio comunale nel giugno del 2007 siano stati recepiti dal Pgt. Mi riferirò quindi alla prima e alle ultime quattro pagine del documento. Ebbene, nella prima l’amministrazione esprimeva un’idea che io condivido in pieno e cioè che “il livello di urbanizzazione raggiunto dal nostro comune impone un’attenta selezione degli interventi di addizione insediativa e di infrastrutturazione che andranno ad incrementare la quantità di suolo edificato”. Quindi, sì alla trasformazione e riqualificazione soprattutto di qualità e no al consumo di nuovo territorio.

Nelle ultime quattro pagine si elencavano gli obiettivi generali del piano. Fra i tanti, la maggior parte dei quali condivisibili, cito “stabilire un forte sistema a rete con gli altri comuni e stringere alleanze per favorire lo sviluppo del tessuto economico e sociale, stringere rapporti con imprese per la promozione delle attività innovative, valorizzare il centro storico per contrastare fenomeni di abbandono o di sottoutilizzo degli spazi nonché di riqualificazione degli spazi piú degradati, la realizzazione di formule insediative anche nuove a sostegno delle articolate esigenze delle famiglie, ecc.

Rispetto agli obiettivi che ho elencato e che - ripeto - io condividevo, ho cercato di capire se nel Pgt che ci proponete almeno qualcuno fosse presente. Ebbene, da qualunque parte io lo rigiri, nel documento non trovo niente di tutto questo.

Per quanto riguarda l’instaurazione di un sistema a rete con gli altri comuni credo che nulla sia stato fatto, principalmente per un motivo culturale e poi, credo, per puro pregiudizio. Che senso ha prevedere in ogni comune una zona artigianale o industriale o uno o piú centri commerciali? Non sarebbe molto meglio pianificare insieme agli altri comuni questi insediamenti cosí da poter risparmiare opere di urbanizzazione e consumo di suolo?

Per quanto riguarda le aree insediative a sostegno delle articolate esigenze delle famiglie non c’è nulla di concreto nel pgt: né la costruzione di edilizia pubblica residenziale né di quella convenzionata. Non c’è nemmeno un censimento delle case e dei capannoni sfitti e una qualche forma di penalità per quei costruttori e proprietari che li lasciano vuoti per anni. E se proprio non volete penalizzare i proprietari, stipulate allora delle convenzioni con loro e fatevi da garanti per il pagamento degli affitti.

Le giovani coppie di Desio sappiano che non avranno la possibilità di farsi una casa, le famiglie che non ce la faranno a pagarsi gli affitti del mercato libero si dovranno rassegnare e tirare ancor di piú la cinghia e i pensionati dovranno sperare nell’aiuto dei figli, sempre che ce li abbiano e che abbiano le disponibilità economiche per aiutarli.

Per quanto riguarda la riqualificazione del centro storico e il consumo dei suoli avete toppato alla grande.

Il consumo del suolo ci sarà e in modo esagerato e nessuno può dire di no. Ma faccio notare che in tutti i discorsi e le spiegazioni che ho sentito dai vari esperti e tecnici non si è mai parlato di quello che invece in tante relazioni o studi leggiamo e che anche il documento di indirizzo citava, e cioè il consumo di suolo per le infrastrutture.

Cito alcuni dati che la professoressa Treu esplicitava in un recente convegno e cioè che in Italia nell’ultimo decennio del 2000 le costruzioni hanno sottratto all’agricoltura circa 2.800.000 ettari di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ettari di campagna, pressoché il doppio della superficie del Parco Nazionale dell’Abruzzo. L’Italia è anche il primo paese d’Europa per disponibilità di abitazioni: 26.000.000, di cui il 20% non sono occupate. Ciononostante il suolo agricolo è sempre ritenuto parzialmente edificabile.

Le infrastrutture consumano molto piú territorio che una volta perché bisogna connettersi alla rete esistente. Per costruire la Brebemi che sarà lunga 51 km ne sono previsti quasi altrettanti per gli svincoli e i collegamenti con la rete esistente.

Quindi, per ritornare al nostro Pgt, oltre alle aree da edificare dobbiamo tenere conto che sul nostro territorio passerà la Pedemontana e che è previsto, sempre sul nostro territorio, uno svincolo di notevolissime dimensioni, uno dei piú grandi d’Europa, che sottrarrà ancor piú territorio, oltretutto di grande pregio. Già questo basterebbe e avanzerebbe!

Qualcuno continua a dire che a fronte della colata di cemento concessa il comune diverrà proprietario di svariate migliaia di mq di verde che altrimenti rimarrebbe territorio degradato e difficilmente controllabile. Ho sentito addirittura dire che questo è un piano leninista, perché il comune diventerebbe proprietario di molto verde a fronte, secondo lui, di qualche edificazione nuova. Ebbene se questo è un piano leninista spero che chi lo approverà vada a fare il kulaco nelle varie lande sperdute del comune di Desio, almeno non potrà fare più danni alla sua città.

Nessuno ci spiega però perché quando questi vasti territori saranno nostri riusciremo a controllarli mentre se rimanessero di proprietà di altri il controllo non saremmo in grado di farlo.

Diceva ieri sera l’assessore Brambilla che le tante osservazioni e i tanti abusi sul nostro territorio denotano il fallimento della legislazione precedente perché questa non teneva conto dei bisogni dei cittadini. Caro assessore, probabilmente per una piccola parte di abusi lei potrebbe anche avere ragione, mi riferisco a quegli abusi diciamo fatti per necessità, l’allargamento del bagno, la creazione di una finestra o la tettoia nel giardino. Ma quando si costruiscono ville e capannoni, beh, allora si capisce che le cose cambiano e soprattutto cambiano quando ad amministrare e a controllare il territorio siedono persone che utilizzano il territorio come merce di scambio per vincere le elezioni. Allora in quel caso lei potrà aver contribuito a redigere la legge migliore del mondo, la 12 del 2005, ma il problema non lo ha spostato di una virgola.

Per quanto riguarda la riqualificazione del centro storico nel Pgt non è previsto nulla. L’area che probabilmente contiene le zone piú degradate non è presa in nessuna considerazione e niente è previsto per la sua riqualificazione. Non credo a chi ci dice che è possibile riqualificarlo magari pensando a dei premi volumetrici consistenti. O meglio il problema principale è che se noi continuiamo a dare la possibilità ai costruttori di poter edificare su suoli vergini è chiaro che non avranno nessun interesse ad investire risorse economiche nella riqualificazione del centro storico. Se voi foste stati capaci di non subire le forti pressioni dei costruttori, avreste dato incarico ai tecnici di stendere un Pgt che prevedesse esclusivamente la riqualificazione in primis del centro storico e poi di tutte quelle aree degradate al di fuori del centro. Ma se solo aveste accennato ad un’idea del genere probabilmente ad ottobre, in fase di adozione di questo Pgt, la legislatura sarebbe caduta e con lei i vostri sogni di gloria. Ed eccovi qua a sostenere questo sottoprodotto urbanistico che chiamare piano di governo del territorio è un eufemismo.

Ieri sera l’assessore Brambilla ci ha spiegato qual è la cultura urbanistica della sinistra con un tono, forse inconsapevolmente, di disprezzo. Ma con sollievo credo si compiacesse del fatto che ormai è una cultura perdente, che ha fallito e che finalmente un’altra cultura si sta imponendo: la Sua, insieme a quella di altri importanti suoi colleghi. La cultura della sinistra era quella dei vincoli e dei divieti mentre la sua è quella del governo dei bisogni, con pochi vincoli, perché se si soddisfano tutti i bisogni che cavolo mettiamo a fare i vincoli? Ma è proprio convinto, assessore, che uno strumento con una validità temporale sempre piú ridotta possa incidere su politiche a lungo termine come quella del consumo del suolo? Crede sia possibile che solo attraverso il controllo degli strumenti urbanistici si possa ridurre il consumo del suolo? Può uno strumento che governa una parzialità dei problemi essere in grado di consolidare politiche generalizzate all’insieme dell’uso e della trasformazione dei suoli?

Io non ho tutte le sue certezze e sono piuttosto vicina alla linea di pensiero che si sta facendo sempre più strada in tante zone in regioni diverse: la crescita zero. Capisco che questa è prima di tutto una scelta culturale e che questa maggioranza la pensa diversamente, ma credo che a prescindere dalle proprie convinzioni nessuno può negare che lo sviluppo economico e sociale del proprio territorio possa avvenire anche senza un ulteriore aumento dei consumi di suolo ma non solo. Non penso alla decrescita ma penso che i comuni non possano più pensare di sostenersi utilizzando gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente e che occorre fare i conti con le proprie disponibilità ordinarie e non con quelle straordinarie. Bisogna porsi dei limiti e non superarli. Credo che la programmazione riferita esclusivamente al proprio territorio sia ormai superata: la programmazione va fatta a livello piú ampio, sovra-locale. Il problema del consumo del suolo ha bisogno di una forte politica territoriale a partire dal livello nazionale con una riforma per l’effettivo governo del territorio e di una modifica degli atteggiamenti localistici a favore di uno sviluppo piú attento alle risorse, capace di perseguire gli obiettivi condivisi dalle popolazioni. Dobbiamo prendere atto che il suolo è una risorsa naturale finita e non rinnovabile. Il suolo libero non può essere considerato un contorno del progetto o il paesaggio. Il suolo è la base produttiva per l’agricoltura, esprime la pedosfera (un intero comparto della biosfera), è di importanza fondamentale per il ciclo del carbonio e dell’acqua. È, solo in ultima istanza, lo spazio disponibile per insediamenti ed infrastrutture la cui realizzazione, se applichiamo le basilari definizioni di sviluppo sostenibile, non può pregiudicare i diritti e le possibilità delle future generazioni.

Cosa avrebbe fatto la minoranza se avesse governato al posto della maggioranza? Avrebbe magari scelto gli stessi estensori affinché il bollino prestigioso del Politecnico siglasse il proprio Pgt. Ma con scopi diametralmente opposti dal vostro, che è stato abilmente strumentalizzato per fini politici, non avendo altri argomenti solidi da opporre. Avremmo commissionato un Pgt che avrebbe veramente cambiato il volto della città, soprattutto nel centro storico, con le sue brutture che rimangono tali e quali e che diventerà ancor di piú ghetto e concentrazione di extracomunitari disperati. Nessuna zona di trasformazione avrebbe sporcato il nostro Pgt, nessun nuovo centro commerciale e albergo lungo la Pedemontana e al confine con Muggiò, la creazione di un vero parco metropolitano nella zona della cittadella dello sport, case in affitto calmierato per quei giovani che vogliono crearsi una nuova famiglia e per i giovani precari, un altro asilo nido comunale, centri di aggregazione per i giovani e per gli anziani. Poche cose ma concrete, per soddisfare i bisogni dei cittadini, e non quelli dei costruttori o di qualche amministratore comunale. Ed infine il tanto contestato referendum che aveva un quesito chiarissimo tranne per chi viene in consiglio per fare tre citazioni a memoria in latino e crede di essere il padrone di Desio. Volevamo, attraverso questo strumento democratico previsto dal nostro statuto, stracciare questo Pgt. L’imminente scadenza della legge 12, poi prorogata, non lo ha reso possibile. Un vero peccato per la città di Desio. Un’occasione persa per non trasformare la nostra città in una landa desolata, ma leninista, una bella soddisfazione per voi consiglieri di maggioranza, non c’è che dire.

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